PRESTITI E BANCA DATI: IL MITO ( da sfatare ) DEL GRANDE FRATELLO.

Nella tematica del prestito, spesso capita di imbattersi nella problematica dei disguidi finanziari pregressi sui prestiti, e del mito della c.d. banca dati, a disposizione di finanziarie e banche eroganti, che deciderebbe l’esito della concessione del prestito richiesto, a modo di una sorta di Grande Fratello del sistema finanziario, che tutto sa e tutto dispone, inderogabilmente.

Si tratta di un mito da sfatare, per molteplici ragioni.

La prima, è che il fine del sistema è quella di mappare il comportamento del richiedente in una ottica di prudenza e cautela del mercato.

IN POCHE PAROLE, MAPPANDO LA NOSTRA STORIA CREDITIZIA, LE BANCHE PROTEGGONO SE STESSE DAL PRENDERE CLIENTI ( O NUOVI RISCHI ) INCAUTI.

Questo fatto, del tutto naturale, in fondo può essere visto anche come positivo, perchè tutela il mercato dall’ingolfamento di pratiche e crediti inesigibili ( con conseguenze altrimenti negative per tutti ), ma anche tende a tutelare lo stesso richiedente dal sovra- indebitamento, portandolo ad una logica di auto responsabilità nel momento di richiedere un ( magari ulteriore ) prestito.

CHIARIAMOCI: SI TRATTA DI UN’OTTICA PATERNALISTICA, ALLA  CUI BASE SI CELA UNA PROFONDA SFIDUCIA NELLA CAPACITA’ DI AUTO REGOLARSI DELLE PERSONE.

Qualche passo avanti, meritorio, è stato fatto da parte della principale banca dati a disposizione del sistema bancario, ovvero Crif.

La stessa, ora, mette a disposizione ( a pagamento, 35 euro ) un servizio di autoanalisi del richiedente, PRIMA che quest’ultimo decida di rivolgersi alla banca o finanziaria per richiedere un prestito.

 

In questo modo, il richiedente ha la possibilità di decidere se intraprendere la pratica, in quali termini e con quali presupposti: l’effetto è evitare richieste plurime, verso più banche/ finanziarie, ognuna delle quali ( caricando l’inevitabile richiesta informativa Crif ) farà scattare un ALLERT al sistema stesso sul fatto che il richiedente sta giocando su più fronti.

E, DAI RETTA A ME, NON E’ UN BENE.

Giocare su più tavoli fa sentire qualcuno molto furbo, ma in realtà lo danneggia: per il sistema, il comportamento significa che A) il richiedente cerca di ottenere lo stesso prestito da più parti contemporaneamente, confidando sul fatto che gli intermediari non se ne accorgano, oppure B) il richiedente ha compreso che il primo tentativo verrà con ogni probabilità respinto, e cerca di instradare la pratica su più fronti confidando di massimizzare le possibilità di concessione.

ATTENZIONE ANCHE AI C.D. “PREVENTIVI”: MOLTI FUNZIONARI ( anche di fronte ad una semplice richiesta di simulazione ) CARICANO COMUNQUE LA RICHIESTA INFO SULLE BANCHE DATI.

In taluni casi, si tratta di una manovra commerciale, volta a “bruciare” subito la possibilità che il cliente provi a rivolgersi anche ad altri, in attesa della risposta di concessione.

Altro mito da sfatare è quello relativo alla durata delle informazioni rese disponibili, in caso di nuova richiesta.

La legge è intervenuta disponendo il c.d. “diritto all’oblio”, che però non è assoluto.

A seconda della percepita rilevanza ( o gravità ) del comportamento correlato, si adeguano tempi di conservazione differenti.

Per fare un esempio, il fatto di avere effettuato una richiesta non andata a buon fine, perchè rifiutata o rinunziata dal richiedente ( spesso dietro alla rinuncia volontaria si cela un rigetto mascherato ), verrà conservato per un mese dalla rinuncia o dal rifiuto.

Anche il fatto di aver fatto i bravi non verrà ricordato per sempre: avere avuto un prestito, ed averlo rimborsato in maniera perfetta, verrà ricordato solo per 3 anni ( dalla data di estinzione del prestito stesso ).

In compenso, le magagne durano a lungo: il ritardo globale fino a due rate verrà ricordato per un anno ( decorrente dalla comunicazione di avvenuto pagamento ), semprechè in quell’anno non vi siano stati altri ritardi.

Se le rate saldate in ritardo sono più di due, la questione si complica: qui si conserva tutto per due anni dalla regolarizzazione ( semprechè nel biennio si sia fatto il bravo ).

Quanto ai pagamenti mai sanati ( quindi peggio dei semplici ritardi ), gli anni prima dell’oblio sono tre, ma con decorrenza dalla data di estinzione prevista in origine ( o dalla data di ultimo aggiornamento in materia da parte della banca segnalante: formula ambigua e foriera di tutto ).

Facciamo un esempio: contraggo un prestito per 8 anni.

Perdo il lavoro al secondo anno, e mi accordo che ( magari per risparmiare qualche euro sulla rata ) non ho l’assicurazione sulla perdita dell’impiego.

Continuo a pagare finchè posso, mentre cerco un altro lavoro, ma al terzo anno non ce la faccio più, smetto e mi dimentico del problema.

Le lettere che mi spediscono a casa, le cestino.

Cosa succede? Che alla estinzione naturale sarebbero mancati ancora 5 anni. Ed il sistema farà in modo che non mi avvicini ad un prestito per altri 3 aggiuntivi, per un totale di 8.

Anche le semplici richieste, in attesa di esito, vengono conservate: per 6 mesi dalla richiesta.

Come si vede, un sistema non semplice da gestire, per chi dalla vita, in buona fede, abbia avuto qualche rovescio e qualche problema che non aveva messo in conto.

E può capitare a tutti: la perdita del lavoro, un divorzio ( ed il venir meno del cumulo di redditi su cui si fondavano gli impegni ), una  prolungata malattia per il lavoratore autonomo.

IL SISTEMA NON FA SCONTI, SEGNALA ED INIBISCE L’ACCESSO AL CREDITO.

Come detto, non è sbagliato di principio, ma è, di fondo, spietato.

 

Che però, purtroppo, è per tanti, ma non per tutti.

IN UN QUADRO PIU’ AMPIO, 

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